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C’è qualcuno che vuole mettermi il bavaglio! Io non li temo.
Non ci riusciranno, sento che, in futuro le mie canzoni
saranno cantate dalle prossime generazioni. Che, grazie
alla comunicazione di massa capiranno che cosa voglio dire
questa sera. Capiranno e apriranno gli occhi, anziché averli pieni di sale“.

La profezia che fece Rino Gaetano in un concerto sulla spiaggia di Capocotta, nel 1979 si rivelò esatta.
Questo geniale cantautore ci ha lasciato 39 anni fa, eppure le sue canzoni, sono ancora oggi amate e ascoltate, anche dai più giovani, che riesce difficile pensare ad una sua scomparsa ormai lontana. Il segreto di questa longevità è la sua capacità unica di coniugare una attitudine all’ironia e allo sberleffo, con una graffiante satira politica e sociale.

Le parole sono incantesimi, magie potenti, soprattutto quando sono nelle mani di chi sa come combinarle, e, con lui hanno conservato ancora oggi molto del loro antico potere magico. Con le parole un uomo ne può rendere felice un altro o spingerlo alla disperazione. Esse suscitano affetti, cantano, feriscono, insegnano. A volte santificano. La parola convince, placa. Le parole, come quelle di Rino, meritano rispetto, sono compagne di viaggio utilizzate bene solo da chi ha la capacità di tenerle a braccetto con la confidenza di un vecchio lupo abile navigatore nel mare delle idee.
Solo pochi possono giocare con le parole e riuscire a vincere e convincere, con accostamenti inusuali ma spettacolari.
Uno di questi è senza timor di smentita Rino Gaetano.

Eppure gli esordi discografici sono stati tutt’altro che esaltanti. Iniziò ad esibirsi nel leggendario Folkstudio, dividendo spesso il palco con due grandi, all’epoca sconosciuti, Francesco De Gregori e Antonello Venditti. Si accorge di lui Vincenzo Micocci che gli fa pubblicare il primo album “Ingresso Libero“, ma nè pubblico nè critica restano particolarmente colpiti dal cantautore, che si mette in luce un anno dopo con il 45 giri “Il cielo è sempre più blu“.
Il 1979 segna il suo passaggio alla RCA con la quale pubblica il suo quinto album “Resta vile maschio, dove vai”.

Proprio nel momento di grande successo, un tragico incidente stradale ha interrotto il 2 giugno del 1981 la sua parabola umana e artistica. E’ incredibile come lo stesso cantautore, 11 anni prima, aveva raccontato ne “La ballata di Renzo“, la morte di un uomo dopo essere stato rifiutato da tre ospedali e perfino dal cimitero. Una somiglianza inquietante con quello che sarebbe accaduto allo stesso Gaetano, arrivato al Policlinico Umberto I già in condizioni disperate. Dopo alcune ore di agonia, senza aver ricevuto alcuna cura, il cantautore morirà verso le sei del mattina a soli 31 anni. In un primo momento gli verrà perfino rifiutata la sepoltura al Verano, dove riposano numerosi artisti, soltanto dopo le pressioni di alcune personalità, verrà trasferito definitivamente lì.

La storia di un cantautore sono coloro che lo ascoltano, che lo apprezzano. Quindi la storia di un grande artista sono i suoi estimatori. Attenzione, non parliamo di un semplice cantastorie. Ma di uno che le storie le ha colorate, le ha tratteggiate con matite fatte di parole e di accordi. Siamo noi padri, madri e figli che, incantati, sanno credere e vivere nei sogni di un magistrale sognatore. Non importa la sua vecchia storia. Ormai Rino ha fatto storia. Importa cosa ci ha donato quella grandiosa personalità che rende ancora oggi le sue canzoni incredibilmente fresche e attuali.

Ciao Rino.

Simona Miro