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Qualche tempo fa sui miei social Instagram e Facebook ho pubblicato una foto scattata il 30 maggio.
Dopo mesi difficili per tutti ho rivisto il mare da vicino. Avevo voglia di respirare, avevo voglia di sentire il rumore delle onde, ma avevo anche voglia di tornare ad Ostia.
Non esattamente la Sardegna o la Puglia ma il luogo di mare insieme a Porto Ercole che più mi appartiene.

Ho passato tanto tempo li. Ed era bello all’epoca ma anche ora. Amo passare dalla Colombo quella strada dritta che ad un certo punto scollina e si vede il mare. E quella rotonda un tempo perfetta oggi abbandonata. Quanto tempo a Ostia. A casa di mia nonna Celeste. Via Venezia terzo piano. Girata la strada un negozio enorme, quello dei miei genitori e portato avanti da mia mamma, esattamente a metà di Via Delle Baleniere, dove andavo a giocare quando non mi potevano portare al mare. Si chiamava Baby’s club. Punto di riferimento di tutte le mamme del litorale.

Ma io volevo andare al mare. E mi ci portavano spesso. Lo stabilimento si chiamava La Casetta. Ora credo sia stato chiuso per gravi problemi. Ma all’epoca li era tutto bello e grande. Il campo da tennis, la piscina con uno scoglio nel mezzo e un trampolino altissimo. Mai come quello del Kursall però. Io porto ancora i segni di quel tempo li. Di quella piscina.
Mi avevano comprato le pinne per nuotare più veloce. Azzurre ma prima di tuffarmi feci una caduta di faccia che mi intaccò uno degli incisivi che ancora oggi ha quel segno. Battaglie di gioventù. Ricordo perfettamente il pavimento bollente sulla faccia, ma la voglia di andare superò il dolore. Quanto mi divertivo a nuotare con le pinne.
Ma ricordo anche i panini pesantissimi sotto l’ombrellone e mia mamma o mia nonna che dicevano: “il bagno almeno tra tre ore non prima“.

Nel frattempo passava sempre a un chilometro dalla riva un barcone addobbato a festa da dove proveniva musica. Ricordo Ciao Mare di Raul Casadei. E lì sopra la gente mangiava e guardava la riva da lontano. Sembrava l’America ma era solo Ostia Lido. Andava su e giù, avanti e indietro. Il passatempo era guardare proprio quel barcone e contare le volte che passava. Poi una partita a bocce, quelle colorate, un sonnellino e poi il bagno finalmente. Liberazione e gioia. Per concludere una giornata importante i krapfen di Piazza Anco Marzio dove ancora oggi dalla pasticceria arrivano al bancone con un missile che li scarica giù nello zucchero.

Solo anni dopo arrivarono le piste per le biglie fatte con il lato b delle amiche tirate dalle caviglie. Un rito. La predestinata si doveva coricare sulla sabbia che scottava e da li si creava il percorso. Se era carina la creazione della pista poteva anche durare moltissimo. Ma già questo tempo era quello dell’Argentario. Delle prime vacanze con gli amici. Delle prime discoteche e dei cornetti caldi all’alba. Tutto su quella spiaggia che Baglioni ha sempre osservato da Ansedonia e in un disco la chiamò la spiaggia a scimitarra. Che bel tempo anche quello.

Fabio Martini

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