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Oggi 31 luglio compie cent’anni una vera e propria icona italiana, Franca Valeri.
Un secolo di ironia, genio, comicità, intelligenza arguta e moderna osservazione della realtà. Attrice di teatro e cinema, autrice, conduttrice radio, personaggio televisivo e anche regista, Valeri è stata una delle artiste più eclettiche e complete dal secondo dopoguerra a oggi. Porta da sempre lo stesso taglio di capelli: “Perchè mi piace. Credo che cambiare spesso colore e taglio sia un segno di insicurezza e quindi di inaffidabilità. Caratteristiche che non mi appartengono. Del resto non mi piacciono i cambiamenti”.
Il teatro è stato il primo amore, il più grande. Il suggello della sua popolarità, però, lo deve alla televisione anni Sessanta: «Chi avrebbe conosciuto la Cecioni se non fosse comparsa nelle case di venti milioni di italiani il sabato sera?». Ma la Valeri ha lasciato il segno anche al cinema, lavorando con registi come Fellini, Monicelli, Steno, Zampa, Risi. Spesso in coppia con Alberto Sordi. Perfetti nel film Il vedovo in cui inventa lo storico soprannome «Cretinetti» diventato di uso comune nella lingua italiana. Racconta: «Ah, quell’espressione buffa mi venne spontanea. Piacque a Dino Risi e rimase in copione».
Indimenticabile il necrologio che in morte di Sordi dettò al Corriere: «Ciao, Cretinetti. Franca Valeri, Milano».
Una banale caduta nel 2017, otto costole rotte, l’ha costretta sulla sedia a rotelle. «Ora il mio spettro è la noia, la vita non è più divertente», ha ammesso in Il secolo della noia (appunto), pubblicato da Einaudi nel 2019.
L’ironia, però, è quella di sempre. La sua vita privata è stata viva e ricca come la sua carriera. Due, in particolare, le storie d’amore importanti. La prima fu quella col regista Vittorio Caprioli. Poi il direttore d’orchestra Maurizio Rinaldi, più giovane di lei di quattordici anni, morto nel 1995.
L’attrice dice di essere stata sempre «brava a tenere sotto controllo la gelosia»: “Non ho mai messo fine a una storia per un tradimento”. Con la solita vitalità e curiosità, aveva iniziato seriamente a darsi alla musica appoggiata dal suo nuovo compagno, il musicista Rinaldi, sia come regista lirica, sia dando vita al concorso ‘Battistini’ per giovani cantanti. Nonostante la sua età guarda sempre avanti, sempre con la voglia e la nostalgia del palcoscenico: ”Oggi sto qui a casa e non nella mia casa naturale, il teatro. Non recito più e non capisco quasi nemmeno il perché. Vorrei ancora ripagare l’affetto della gente continuando a lavorare” , ha detto non molto tempo fa, rifiutando di autocelebrarsi, davanti al pubblico o in un’intervista, con la sua eterna ottica autoironica. Concludiamo questo articolo con una ennesima sua dichiarazione :”Ogni volta che mi illudo d’incontrare quel signore che ritengo sia il teatro, mi rendo conto di vivere la più bella illusione della mia vita” ed è in questa illusione, in questo incontro il segreto della sua vitalità, della sua longevità senza mai perdere il contatto col mondo e le sue trasformazioni.
Simona Miro
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