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Gli anni dei cantautori, arrivarono quasi all’improvviso.
I – cantanti di successo – e interpreti vocali straordinari di brani di altri compositori erano alla cima delle hit parade quando, d’un tratto, si affacciarono sulla strada della musica nuovi personaggi che, oltre a scrivere musica e parole ci mettevano la propria personale interpretazione.
Da quel momento il viaggio della musica subì una giusta variazione e il mondo degli autori cantanti iniziò a dominare la scena musicale italiana coinvolgendo ampie generazioni.

Roberto Vecchioni era un autore. Ma all’interno del suo animo questo non era sufficiente. Scrivere brani per altri artisti o gruppi non dava soddisfazione al suo bisogno di raccontare. Ed era proprio il racconto tra anima e cuore che ammaliò il pubblico nei riguardi dei cantautori.
Loro raccontavano storie personali, le stesse che ognuno di noi viveva e sentiva addosso.

Ma Vecchioni non era solo un musicista, il suo mestiere si sdoppiava nell’insegnamento, nel portare ai giovani la storia e i racconti di grandi valori del passato.
Questa duplice miscela fu il filo rosso che unì magicamente il suo racconto narrativo, alternando vicende personali scritte con meravigliosa capacità compositiva e toccante, con brani altrettanto magici dove i protagonisti erano figure della storia, riadattate secondo la veste poetica di un uomo che da sempre ha saputo sognare e far sognare.

A proposito di sogni, fu proprio in quel periodo di composizione di un disco dal titolo – Sogna ragazzo sogna – che iniziai una collaborazione artistica e umana con lui.
L’incontro nacque per caso, dopo la conoscenza veloce nel programma televisivo – Anima mia – con Roberto scattò immediatamente una sorta di – intesa del pensiero – mischiata alla voglia di condividere e costruire idee e progetti insieme.

Mi colpì l’artista che da molti anni seguivo e ammiravo con i suoi splendidi album, ma mi colpì maggiormente l’uomo.
Una persona di grande sensibilità e ironia, attenta e culturalmente preparatissima che con semplicità e noncuranza trascorreva con me serate intere a parlare di navigatori, fumetti, personaggi della storia, la bellezza e il fascino dell’animo femminile e la bellezza di poter ogni giorno inventare un sogno nuovo.

In quella Milano da lui tanto amata, si trascorreva il tempo ascoltando le sue nuove composizioni musicali, mentre mi raccontava su ogni pezzo, l’idea del testo che voleva applicarci.
Le parole erano il suo pane e la musica il vino con cui inebriare gli stati d’animo.

Quando le ore diventavano più piccole, si scivolava nei racconti del passato, illuminati da piccole lucine accese nelle trattorie di Porta Genova.
Gli anni da autore, le sigle dei cartoni animati, il primo album composto con la lettera del padre all’interno della copertina. Gli amori, le storie, le sensazioni vissute come un treno che corre e ci si sposta di vagone in vagone ad afferrare e osservare la vita, prendendo quello che arriva e combattendo per cavalcare e domare le difficoltà.

Roberto un uomo dal cuore generoso, a volte provato da un tempo che ha sempre saputo commutare in canzoni vere, sincere, oneste.

Roberto… Un uomo vero.

Guido Tognetti