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Alcuni film, pur non sembrando indimenticabili al momento della loro uscita, rafforzano la propria identità nel tempo fino ad assumere un’importanza quasi inaspettata. Sicuramente tra questi vi è Borotalco di Carlo Verdone, che a quarant’anni dalla sua uscita è diventato un cult della commedia italiana.

Questa,in breve, la trama del film.

Sergio, interpretato da Carlo Verdone,è un goffo venditore porta a porta di enciclopedie, che vive con l’amico Marcello (Christian De Sica) e si sente intrappolato dal rapporto con la compagna Rossella. La sua vita procede senza grandi slanci finché il caso non decide di dargli un’improbabile seconda chance. A causa di uno strano malinteso e di una buona dose di fortuna, quando incontrata la bella Nadia (Eleonora Giorgi), sua ignara collega ed entusiasta fan di Lucio Dalla, decide di cogliere l’opportunità per fuggire dal grigiore quotidiano e di spacciarsi per un produttore musicale di successo. I due si imbarcheranno così in una sgangherata avventura che li porterà proprio dal cantante bolognese.

La scelta del titolo Borotalco è nata da un’osservazione di Carlo Verdone a Eleonora Giorgi durante la descrizione della trama fatta al telefono, il quale definì il film «leggero come una nuvola, come borotalco».

Anche se questa fortunata pellicola non mancò di creare problemi all’attore e regista romano.

Quando scelse il titolo, Verdone era convinto che fosse il nome di un prodotto chimico e non un marchio registrato. Per questa ragione, il giorno in cui uno dei produttori del film gli mostrò la lettera di uno studio legale che, per conto del gruppo Manetti&Roberts minacciava guerra in tribunale, vide immediatamente insidiato tutto il rinnovato ‘potere contrattuale’ con il quale era certo di poter approcciare al lavoro successivo.

In realtà la vicenda si risolse rapidamente con un semplice confronto tra la Cecchi Gori e l’azienda produttrice, nel quale fu reso evidente che lo straordinario successo del film poteva essere solo una grande opportunità commerciale, una pubblicità involontaria e gratuita.

Da non trascurare la colonna sonora curata da Lucio Dalla (che diventa quasi un protagonista nel film), da Fabio Liberatori e dagli Stadio.

Tra i brani del film a firma del gruppo ci sono Chi te l’ha detto? e Grande figlio di puttana che, proprio grazie al lungometraggio, godranno di grande popolarità (secondo le dichiarazioni del leader degli Stadio, Gaetano Curreri).

Firmati da Lucio Dalla, invece, sono i brani Cara, L’ultima luna (che accompagna i titoli di testa) ed estratti strumentali di Meri Luis e Futura.

Va doverosamente ricordato che le musiche di Borotalco hanno ricevuto un David di Donatello e un Nastro d’argento.

Borotalco è un film leggero nel senso migliore del termine, una divertente storia nella quale sono poche le cose che vanno come ci si aspetterebbe e che, pur con quella vena di malinconia propria di Carlo Verdone, ben rappresenta il cinema e la società italiana degli anni ’80.

 

Paolo Famiglietti

 

 

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