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“Stasera al solito posto, la luna sembra strana
Sarà che non ti vedo da una settimana…
Notte di giovani attori, di pizze fredde e di calzoni
Notte di sogni, di coppe e di campioni
Notte di lacrime e preghiere”.

Antonello Venditti docet, “Notte prima degli esami” è la colonna sonora di ogni studente, anche dei maturandi 2020.

L’emergenza Coronavirus li rende diversi, diciamo speciali. Affronteranno probabilmente una commissione interna presieduta da un commissario esterno. Forse non metteranno più piede nella classe che li ha visti attori protagonisti per cinque anni. La didattica a distanza, con qualche lacuna, sta funzionando, ma l’emergenza è più forte e non ci sono alternative.

Il primo giorno di scuola, quest’anno, i ragazzi sono entrati in classe gagliardi, consapevoli di essere “Quelli dell’ultimo anno“, che tutta la scuola guarda con ammirazione e rispetto.
Si sarebbe chiuso un ciclo e bisognava farlo seguendo tutte le tradizioni che sono state onorate da chi, ragazzo, lo è stato prima di loro: Noi.

Forti del loro essere “classe“, avrebbero condiviso l’adrenalina e la paura di questi giorni, immortalandole nella foto di classe più bella di sempre.

Invece, di colpo, tutto si è fermato, cristallizzato in un flash surreale.

Niente più campanella che suona, ricreazione in cortile con la speranza di incrociare lo sguardo di chi ti fa battere il cuore, niente giustificazioni assurde per non aver studiato, nè occhiate complici per rispondere alle domande del compito in classe in quel nostalgico silenzio assordante.

E così vale per la merenda al distributore, per le risatine all’ingresso del professore in aula o quando si gira per scrivere sulla lavagna. L’attesa davanti a scuola per decidere di entrare in classe o evitare di rovinare la media, quest’anno è troppo importante! Niente più  diario da vivere giorno per giorno, annotando compiti, sogni e promesse.

E i 100 giorni? Quest’anno sono caduti intorno al 9 marzo, e tutto si pensava fuorchè la sospensione delle attività didattiche annunciata dal Premier Giuseppe Conte poche ore prima.

I gruppi di studio, il tour de force del “ripassone” finale, la cena di fine anno coi professori e l’organizzazione del viaggio post esame tanto desiderato, le feste dei 18 anni, che si susseguono con una cadenza impressionante e alle quali è obbligatorio presenziare sempre con un look diverso, guai indossare due volte lo stesso abito! E in mezzo a questo mare di impegni, non ti organizzi per prendere la patente? Se sei fortunato, agli scritti, sempre se la calma ti assiste, guidi tu!

Se qualcosa sarà possibile conservarla in maniera virtuale, supportati dalla tecnologia, altre cose purtroppo resteranno nell’immaginario.

Tanti di noi sono stati fortunati e hanno avuto modo di assaporare tutte queste emozioni, che poi abbiamo ben bene riposto nel cassetto dei ricordi. Sempre a noi spetta aiutare questi ragazzi in una fase così delicata, per la loro crescita, il loro futuro, la loro vita: un sorriso, una parola di conforto, una pacca sulle spalle o magari una canzone, che cura sempre tutte le ferite.

Q.B. Quanto basta per ricordare…

Roberta Lupi