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Ferragosto da sempre mi mette tristezza, quasi come il Capodanno.
Sarà perchè è la punta dell’Estate e da lì si inizia la discesa verso la stagione più fredda, le giornate che sono sensibilmente più corte, quell’aria frizzante della mattina che ti fa desiderare un leggera felpetta… Chissà… Forse perchè, essendo cresciuto in riviera, ricordo che subito dopo il 15 Agosto la spiaggia si svuotava, le file di ombrelloni diminuivano, i saluti con gli amici conosciuti due settimane prima che, con gli occhi ancora assonnati, guardavano il papà che cercava di far rientrare in macchina i bagagli aumentati a dismisura con gli acquisti estivi…
E noi, che lì ci abitavamo, iniziavamo a raccontare cose del passato, ma un passato di pochi giorni prima…

Chi nasce in quei posti dove le stagioni hanno un senso coltiva una malinconia difficile da spiegare, è la malinconia di chi resta e vede gli altri partire. Questo fino a quando, come nei Vitelloni di Fellini, non è toccato a noi andarcene lasciando quel muretto, quel bar, ed il ricordo di quella ragazza con gli occhi verdi al quale avevi giurato eterno amore ed oggi non ricordi nemmeno come si chiamava.

Ci resta l’ultimo sguardo lanciato dal lunotto di una 131 con il bagagliaio sul tetto e che sparisce dietro la curva che porta al casello. L’ho rivista pochi anni fa, era tornata in vacanza dove era stata 40 anni addietro: ancora bella, con gli occhi di sempre, sposata, marito, figli…

Ci siamo guardati, riconosciuti ma non abbiamo detto una parola. Buon Ferragosto.

Luca Casciani

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