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Ci sono luoghi che non si dimenticano. Immagini che di colpo riescono a catapultarti indietro nel tempo.
Ieri mi è capitato passando qui. Non c’è più nulla del mio Luneur o Luna Park.
Come lo chiamavate?

Ma è tutto rimasto in quel cassetto dei ricordi che ognuno di noi ha. Bastava poco per essere felici e contenti. E così spesso soprattutto il sabato tra le varie opzioni c’era anche quella di fare un giro qui. In serenità dove tra una giostra e l’altra si prendeva lo zucchero filato. Dove i profumi e gli odori si diffondevano insieme alle urla di chi andava sulle montagne russe che all’epoca erano tra le più grandi d’Europa. E poi il simbolo più imponente. La ruota panoramica, che di panoramico non aveva molto ma era emozionante. Quando eri all’apice e si fermava per far salire quelli sotto era una bella emozione. Quella ruota è ancora lì. Eccola. Tutto intorno è cambiato tutto. Ma se si chiudono gli occhi si riesce a tornare nel tempo della spensieratezza. Nel tempo dove bastava poco per giocare e sorridere.

Quel Luneur è stato superato da tutti i faraonici parchi gioco in giro per l’Italia. Poverino. Accantonato, abbandonato, finito. Ma non nella mia testa, nei miei ricordi. E credo che molti che leggono avranno le mie stesse sensazioni.

Fabio Martini

 

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