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“Tutti mi dicono che so’ pazza, ma credo semplicemente che quando uno è sé stesso sembra matto. La follia è un’altra cosa. Io l’ho sperimentata e ho sperimentato anche la schizofrenia. So cosa sono. Mi è capitato di morire e poi rinascere. All’inizio degli anni ’80 sono stata molto male. Ero piena di paranoie, vivevo una crisi profonda, avevo un io diviso, uno stato mentale alterato e paura di ogni cosa, come una bambina.”

Queste parole provengono dall’intervista a “cuore aperto” rilasciata da Gianna Nannini a “Vanity Fair” del 9 ottobre 2019, in occasione della pubblicazione del suo ultimo album “La differenza”.

Personalità, originalità, grinta, determinazione, coraggio, sfrontatezza, rabbia. Di sicuro, queste caratteristiche hanno contrassegnato la lunga carriera della Nannini, fin dai suoi timidi esordi (nel 1974 debuttò discograficamente in un 45 giri del gruppo Flora, Fauna, Cemento, intitolato “Stereotipati noi”, lato b di “Congresso di filosofia”, che non ottiene di certo un gran successo).

Naturalmente, per ragioni anagrafiche, non ricordo affatto l’esordio di questa “donna rock” italiana, così come non ricordo i primi lp che incise per la Ricordi, “Gianna Nannini” (1976) e “Una radura…” (1978), album che la posero all’attenzione della critica e che colpirono per la sincerità nella narrazione delle esperienze della sua esistenza, ma che non scossero più di tanto gli acquirenti discografici. Di certo rammento la sua canzone “America”, con quel ritornello martellante (“Fammi sognare, lei si morde la mano e si sente l’America”), ignorando ai tempi il vero significato del testo (altamente provocatorio), per averla sentita spesso in radio, ma non collegavo visivamente questa canzone al volto dell’interprete.

Personalmente, Gianna Nannini “esiste” davvero dalla primavera del 1984, quando la vidi ospite di una puntata di “Discoring” (il programma domenicale inserito all’interno di “Domenica In”, condotto da Emanuela Falcetti, Anna Pettinelli e Isabel Russinova). La vulcanica Gianna, accompagnata dal suo gruppo, lanciò un brano intitolato “Fotoromanza”. Durante la sua esibizione, scatenata e aggressiva, pensai: “Questo brano piacerà senz’altro al pubblico”. Certo, non avrei immaginato che la canzone potesse prendere quota in modo gigantesco, arrivando al numero uno nell’estate 1984 e, soprattutto, a vincere clamorosamente il “Festivalbar” (lei, così poco incline a presenziare a gare musicali e, soprattutto, a vincerle), superando in un rush finale un altro hit clamoroso di quell’anno: “Self Control” di Raf, che sembrava vincitore conclamato fin dalle prime fasi di gara. Di certo, a rendere ancora più importante questa canzone, fu il videoclip (non era ancora scoppiata, almeno nel mercato italiano, la moda di “vestire” a livello visivo una canzone) curato – nientemeno – che dal regista premio Oscar Michelangelo Antonioni, che scelse per lei delle inquadrature di maggiore durata rispetto ai normali tempi della tv, che permisero di reggere la struttura del racconto.

Da allora è passato tanto tempo, con un successo dietro l’altro per la Nannini: “Bello e impossibile”, “Profumo”, “Hey Bionda”, “Un’estate italiana” (chi non ricorda questa canzone di Giorgio Moroder, condivisa con Edoardo Bennato, per la sigla dei Campionati del Mondo di Calcio 1990, che fece storcere il naso ai critici che la preferivano “incazzata” e “violenta”, come una Janis Joplin di Piazza del Campo), “Scandalo”, “Meravigliosa creatura” e via dicendo. Ma si sa, in una lunga carriera, le incertezze sono dietro l’angolo e, anche per un personaggio importante come “La Gianna”, i dischi cominciano a diventare seriali e le vendite si assottigliano. Non a caso, i suoi album tra la fine degli anni Novanta e l’inizio dei Duemila non conquistano il pubblico come nei periodi precedenti.

La riscossa dell’indomita senese, arriva però nel gennaio 2006, quando appare in tv (in un dimenticabile programma di Antonella Clerici, intitolato “Il treno dei desideri”) lancia un motivo scritto assieme a Pacifico, intitolato “Sei nell’anima”. E lì, avviene un piccolo miracolo: il brano entra subito nel DNA degli italiani, divenendo la colonna sonora del 2006 e permettendo all’album che la conteneva (“Grazie”) di vendere più di 500 mila copie, in un periodo di crisi discografica perdurante. E da lì, come un jet supersonico, la carriera della Nannini non si è più fermata, con tante altre affermazioni: da “Suicidio d’amore” a “Salvami” (cantata con Giorgia), da “Ogni tanto” a “Ti voglio tanto bene”, da “Indimenticabile” a “La fine del mondo”, da “Amore gigante” a “La differenza”.

E poi, come dimenticare il più grande successo per la Nannini donna: la nascita di sua figlia Penelope, nata il 26 novembre 2010, a 54 anni, contro tutto e contro tutti (non a caso dichiarò a Tv Sorrisi e Canzoni: “All’improvviso tutti si sono dimenticati della libertà e del diritto che ha ciascuno di noi di fare quello che vuole, quando e con chi vuole”).

Le citazioni, le particolarità e le cose da rilevare in una carriera piena di successo e di affermazioni come quella della Nannini sarebbero troppe. Perciò le facciamo semplicemente gli auguri più grandi per il suo compleanno!

Auguri, Gianna!

David Guarnieri