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È sicuramente uno dei cantautori più raffinati e poliedrici del nostro Paese. Parliamo di Francesco Battiato (in arte Franco), nato a Jonia (Catania) il 23 marzo del 1945. Proveniente da una famiglia di umili origini (il padre Turi era scaricatore di porto, la madre Grazia, casalinga), appena 19enne si trasferisce a Roma per cercare fortuna nel mondo musicale. Nel 1965 incide due dischi per la “Nuova Enigmistica Tascabile”, in cui propone successi di altri: “E più ti amo” di Alain Barrière, “Prima o poi” di Remo Germani e “L’amore è partito” di Beppe Cardile.

Nel 1966 incontra Giorgio Gaber, che crede in lui, tanto da portarlo in tv, come suo ospite, nell’ultima puntata dello spettacolo “Diamoci del tu”, condotto da Caterina Caselli (la quale, per la cronaca, coglie l’occasione per presentare ai telespettatori il suo grande amico Francesco Guccini). Battiato presenta il suo nuovo 45 giri, intitolato “La torre”, che non ottiene successo, così come i successivi, intitolati “L’amore va così” e “È l’amore”. Nel 1969 partecipa senza affermarsi al Disco per l’estate (con “Bella ragazza”) e alla Mostra Internazionale di Musica Leggera (con “Sembrava una serata come tante”). La serie di canzoni leggere ed orecchiabili si chiude nel 1971, col singolo “Vento caldo”.

Nel 1972, Battiato compie una svolta radicale. Il cantautore pubblica  un album sperimentale, intitolato “Fetus”, che ottiene un discreto successo, pur non essendo assolutamente commerciale. La copertina, divisiva e scioccante (raffigurante un feto) viene curata dal fotografo Gianni Sassi, il quale convince Battiato a posare per la campagna pubblicitaria dei divani Businelli (un’immagine di grande originalità, in cui Franco appare col volto coperto di cemento bianco).

Nel corso degli anni Settanta escono altri dischi anti-commerciali, tra il cantato e lo strumentale (ispirati alla lezione di Karlheinz Stockhausen): Pollution (1972), Sulle corde di Aries (1973), Clic (1974), M.elle Le “Gladiator” (1975), L’Egitto prima delle sabbie (1978) e “Juke-Box” (1978).

In questo periodo scrive brani per Alfredo Cohen, Ombretta Colli e Catherine Spaak.

Nel 1979 Battiato attua un’altra svolta consistente: firma un contratto con la EMI e pubblica un album intitolato “L’era del cinghiale bianco”. Il disco propone un riuscitissimo mix tra new wave, intuizioni classiche e seduzioni esotiche. Ottima la collaborazione con il fido Giusto Pio, Roberto Colombo e Alberto Radius. La critica saluta con favore questo 33 giri di Battiato ed è discreto il consenso da parte del pubblico. In particolare la title track diviene popolare, anche grazie alla partecipazione di Battiato a programmi importanti come “Discoring” (con Awana Gana) e “Domenica In” (con Pippo Baudo).

Nel 1980 esce il nuovo album, intitolato “Patriots”, che conquista una buona media di recensioni da parte della stampa, anche se le vendite risultano inferiori all’album precedente, malgrado due classici del repertorio del cantautore catanese: “Up patrios to arms” e la stupenda “Prospettiva Nevski”. Nello stesso anno, Battiato e Giusto Pio scrivono e arrangiano canzoni per una giovane artista, Alice e per il suo album “Capo Nord”, che ottiene un buon successo grazie al singolo “Il vento caldo dell’estate”.

A febbraio del 1981, Alice vince il Festival di Sanremo con “Per Elisa” (scritta proprio da Battiato, Alice e Giusto Pio). Il brano ottiene una vasta popolarità e conferma il buon nome del cantautore catanese. Nell’autunno dello stesso anno, Franco lancia il nuovo album, intitolato “La voce del padrone”. La EMI punta sufficientemente su questo disco, attendendosi delle vendite discrete. Ovviamente né la casa discografica né lo stesso Battiato si aspettano ciò che avverrà: l’lp, grazie a brani come “Bandiera bianca”, “Cuccuruccucù”, “Summer on a solitary beach”, “Sentimiento nuevo” e “Centro di gravità permanente”, arriva sorprendentemente al primo posto in Hit Parade, superando il milione di copie vendute (primo album in Italia a raggiungere queste cifre). Sempre nel 1981, Battiato scrive brani per l’album “Energie” di Giuni Russo, nuova pupilla del musicista etneo.

Il 1982 è l’anno clou nella carriera musicale di Battiato. Oltre al trionfo della “Voce del padrone” si segnala il grande successo di “Un’estate al mare”, portata al successo da Giuni Russo e la collaborazione con Milva per il fortunato album “Milva e dintorni”. Alla fine dell’anno esce il nuovo album di Battiato, intitolato “L’arca di Noè”. Seppur meno immediato (eufemisticamente parlando) del disco precedente, le vendite sono ottime (mezzo milione di copie).

Gli anni Ottanta proseguono tra album affermati: “Orizzonti perduti” (1983), “Mondi lontanissimi” (1985), “Fisiognomica” (1988), successi internazionali (nel 1984, Battiato ed Alice si piazzano quinti all’Eurovision Song Contest cantando “I treni di Tozeur”, che vende un buon numero di copie in tutta Europa) e collaborazioni di vario genere: Ombretta Colli, Sibilla, Gianni Morandi e Farida.

Il 26 aprile 1987 va in scena al teatro Farnese (per il teatro Regio di Parma) la prima di “Genesi”, opera lirica di Battiato con adattamenti in lingua moderna di alcuni testi antichi dal sanscrito, persiano, greco e turco.

Nell’autunno del 1989 esce il primo album live del cantautore, intitolato “Giubbe Rosse”, in cui Battiato ricanta motivi incisi da altre artiste, come “Alexanderplatz” (lanciata da Milva) e “Lettera al governatore della Libia” (cantata nel 1981 da Giuni Russo). In questo periodo esce il secondo album scritto per Milva, intitolato “Svegliando l’amante che dorme”.

Gli anni Novanta vedono una certa riduzione di prodotti nella discografia di Battiato. Nel 1992 esce “Come un cammello in una grondaia” (titolo ispirato alla citazione dello scienziato persiano al-Biruni), trainato dal successo di “Povera Patria” (che vince il premio Tenco per la migliore canzone dell’anno). Nel 1993 il cantautore pubblica il raffinatissimo “Caffè de la Paix”, seguito nel 1994 da “L’ombrello e la macchina da cucire” (con i testi firmati dal filosofo Manlio Sgalambro). Due anni più tardi esce il primo album di Battiato per l’etichetta Mercury: il titolo è “L’imboscata”. L’ottimo successo di vendita è assicurato dal singolo “La cura”, che diviene in breve tempo il brano più famoso di Battiato dai tempi di “Centro di gravità permanente”.

Gli anni Novanta si chiudono con un altro album: “Gommalacca”, un elegante connubio tra elettronica e avanguardia, che vince il “Premio Tenco” per il disco dell’anno.

Il nuovo Millennio propone un Battiato in forma esemplare nei panni di interprete di motivi internazionali, con un trittico di album: “Fleurs”, “Fleurs 3” e “Fleurs 2”, pubblicati tra il 1999 e il 2008, in cui canta successi di Alain Barrière, Rolling Stones, Fabrizio De Andrè, Charles Aznavour, Bruno Lauzi, Dalida, Otis Redding e via dicendo. Per quel che riguarda gli album inediti, Battiato pubblica “Ferro battuto” (2001), “Dieci stratagemmi” (2004) e “Inneres Auge” (2009). In questo decennio, il cantautore gira tre film molto apprezzati da pubblico e critica: “Perdutoamor” (2003), con cui vince il Nastro d’Argento, “Musikanten” (2005) e “Niente è come sembra” (2007).

Nel 2011, Battiato partecipa al Festival di Sanremo in coppia con Luca Madonia con il brano “L’alieno”, che si classifica al quinto posto. La cosa appare più un favore fatto ad un amico che per reale desiderio di partecipazione.

Tra il 2012 e il 2014 escono due nuovi cd: “Apriti Sesamo” (ultima collaborazione con Sgalambro, che morirà nel 2014) e “Joe Patti’s Experimental Group”, mentre nel 2013 pubblica l’album “Del suo veloce volo”, condiviso con Antony (leader del gruppo “Antony & The Johnson”). Nel 2016 ritrova Alice, l’amica di sempre, per una fortunatissima tournée, divenuta disco dal vivo (Battiato & Alice – Live In Roma).

Il 17 settembre 2017, al teatro romano di Catania, si tiene quello che viene definito (con grande sorpresa) l’ultimo concerto di Franco Battiato. Dopo una caduta casalinga, il cantautore non apparirà più in pubblico, dopodiché, le voci riguardo al suo stato di salute si rincorrono, con toni perlopiù drammatici. La famiglia del cantautore, con estrema riservatezza (atteggiamento che lo stesso Battiato ha sempre assunto) si limita a confermare uno stato di salute imperfetta, senza entrare troppo nei dettagli, smentendo di fatto le voci catastrofiche. Nel 2019, esce un album live intitolato “Franco Battiato & Royal Philarmonic Concert Orchestra”, in cui Battiato propone i suoi successi di sempre e qualche cover, con l’unico inedito, particolarmente toccante, intitolato “Torneremo ancora”.

75 anni di vita, 55 di carriera, di successo e di ricerca accurata e coraggiosa. Auguri, Franco! Te li meriti davvero.

David Guarnieri