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Piano, piano, successo dopo successo, il Festivalbar arriva a quota quindici.

La manifestazione legata al juke-box compie un passo importante. Il suo organizzatore Vittorio Salvetti, presentando la nuova edizione (il 15 giugno 1978) lancia lo slogan: “Il Festivalbar ha 15 anni, il Festivalbar ha la tua età… L’età dei tuoi 15 anni è piena di musica e di colori: vota azzurro, verde, rosa”.

Non a caso, le categorie di voto, per questa edizione, diventano tre: la serie azzurra è quella riservata ai big italiani, quella rosa è dedicata ai campioni della musica internazionale, quella verde riguarda i giovani talenti.

Un’altra iniziativa importante è quella di riunire in un album doppio i brani in gara: la “compilation” (questo è il nome scelto per definire il 33 giri) verrà curata di anno in anno dalle più importanti etichette discografiche (la prima raccolta è stampata dalla CGD).

Tra i partecipanti italiani alla competizione: Fred Bongusto (Carissimo maestro di Padova…), Rino Gaetano (Nuntereggae più), Leano Morelli (Cantare, gridare, sentirsi tutti uguali), Collage (Sole rosso), Il Giardino dei Semplici (Concerto in La Minore), Riccardo Fogli (Io ti porto via), Hengel Gualdi (Sweet Time), Ricchi e Poveri (Questo amore), Alan Sorrenti (Donna luna), Roberto Vecchioni (Stranamore), Anna Oxa (Fatelo con me).

Tra i big internazionali: Blondie (Denis), Boney M (Rivers Of Babylon), Kim & The Cadillacs (Gerry & The Pipkins), Manhattan Transfer (On A Little Street In Singapore), John Paul Young (Love Is In The Air), Grace Jones (Do Or Die), Madleen Kahn (Rough Diamond).

Nella sezione “verde” dedicata ai giovani ci sono tra gli altri: Ana Y Johnny (Ti amerò), Enzo Carella (Amara), Fantasy (Cantando), Filipponio (L’avventuriero), Andrea Lo Vecchio (), Lina Savonà (Maya).

Il pubblico potrà esprimere le proprie preferenze attraverso le cartoline distribuite nei bar oppure “gettonando” i brani preferiti nei trentacinquemila juke-box distribuiti in tutta Italia.

Per rendere ancora più ricca la 15a edizione della rassegna, Vittorio Salvetti crea un’ulteriore categoria: la sezione “Oro”, con dei grandi nomi della musica mondiale fuori gara.

Ne fanno parte: Bee Gees (More Than A Woman), Ray Charles (I Can See Clearly Now), Bob Dylan (Street Legal), Mina (Città Vuota), Patty Pravo (Johnny), Sheila & B. Devotion (You Light My Fire), John Travolta (Sandy) e Ornella Vanoni (Gli amori finiti).

Il patron Salvetti annuncia la partecipazione alla finale settembrina all’Arena di Verona dei Bee Gees e di John Travolta, definito dall’organizzatore “l’Elvis Presley dei nostri giorni”. I fratelli Gibb chiedono un compenso di 180 milioni di lire e la loro presenza salta. Anche Travolta, per ufficiosi “improvvisi impegni professionali” dà buca agli organizzatori (pure in questo caso la richiesta economica risulterebbe astronomica).

La serata finale va in scena il 10 settembre (trasmessa sulla Rete 2, il 17 settembre), condotta da Vittorio Salvetti, con 25 mila presenti nell’Arena di Verona e ben 15 mila in piazza Bra.

Lo show viene aperto da Alan Sorrenti, che interpreta tre brani dall’album “Figli delle stelle”. Le riprese vengono utilizzate per confezionare l’omonimo album del cantautore napoletano.

A vincere nella sezione giovani è Walter Foini con “Una donna, una storia”, che precede Vincenzo Spampinato con “È sera” e Ron con “Occhi verdi, mari calmi”, mentre a trionfare nella gara dei big esteri è la giovanissima Kate Bush con la celebre “Wuthering Heights”, che supera Amanda Lear con “Enigma” e Julio Iglesias, con “Sono un pirata, sono un signore” e Ian Dury con “Sex & Drugs & Rock ‘N’ Roll”.

Per i big italiani, i vincitori assoluti sono gli Alunni Del Sole, con la fortunatissima “Liù”, secondo è Gianni Bella (No) e terza La Bottega dell’Arte (Bella sarai). A seguire, Rino Gaetano, Anna Oxa e Riccardo Fogli.

Tra gli ospiti d’onore: i Pooh con “Cercami”, Umberto Tozzi (vincitore nel 1977) con “Tu” e Patrick Juvet con “I Love America”, mentre non si presentano le annunciate Patty Pravo e Grace Jones.

La cantante veneziana aveva chiesto di chiudere lo spettacolo ma l’onore era stato già riservato ad Amanda Lear, mentre la vulcanica interprete giamaicana, delusa dal “fiasco” della sua tournée italiana, se ne torna, molto contrariata, a New York.

A suscitare l’entusiasmo del pubblico è il celebratissimo Julio Iglesias, che provoca – addirittura – svenimenti da parte delle spettatrici presenti in Arena. Un’accoglienza abbastanza fredda la suscita Mia Martini “nuova versione”, che si presenta in una veste impegnata/sofisticata con un brano di Ivano Fossati intitolato “Vola”.

Anche l’attesissima Ornella Vanoni, particolarmente elegante e sexy nel suo vestito bianco “vedo e non vedo”, passa abbastanza inosservata con il bel brano “Gli amori diversi” (firmato dai New Trolls).

La Vanoni pretende di provare con l’Arena di Verona vuota, senza tecnici e giornalisti. La stessa cosa viene chiesta da Amanda Lear, che chiude la serata con un mini-concerto formato da “Enigma”, “Follow Me” e “Alphabet”, indossando un preziosissimo abito con mantello del costo di ben quaranta milioni.

L’ironica show-woman francese smentisce di essere in attesa di un figlio e dichiara in modo deciso: “Sono venuta al Festivalbar per i fior di milioni che mi danno. Come potevo lasciare l’Italia con tutti i soldi che mi danno?”.

Anche l’edizione n. 15 del “Festivalbar” si conferma un ottimo successo di vendite, di gradimento e di ascolto, con grande soddisfazione del patron Salvetti, della Rai e dell’industria discografica.

La nostra storia dedicata alla celebre manifestazione, per ora, si ferma qui. Ci diamo appuntamento alla prossima estate.

David Guarnieri

 

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