Condividi l'articolo:

«Una canzone popolare è una storia che dura tre minuti. E per diventare un classico deve stare fuori dal tempo. Io ho avuto la fortuna di incontrarne tante, così. “Nessuno mi può giudicare”, “Insieme a te non ci sto più”, “Perdono”… già nel titolo sembrano slogan, sintetiche dichiarazioni di intenti che valevano allora come oggi”.

Con queste parole, utilizzate in un’intervista rilasciata alla “Gazzetta di Parma” nel 2012, Caterina Caselli sintetizzava il concetto di “canzone popolare”. Una donna come lei, come ben sappiamo, è andata ben oltre il ruolo di cantante, riuscendo ad ottenere dei risultati di grande valore nel settore della discografia, sia come talent scout che come producer a tutto tondo.

Caterina nasce a Modena il 10 aprile del 1946. Cresciuta con la famiglia tra Magreta e Sassuolo (che diviene la sua città di adozione), inizia la propria carriera giovanissima, suonando il basso in alcuni complessi della sua regione. Dopo una partecipazione al Festival di Castrocaro del 1963 (non fortunata), viene notata da Alberto Carisch, patron dell’etichetta M.R.C. (Milano Record Company), con cui incide il primo singolo, intitolato “Ti telefono tutte le sere”. Per lanciare il brano, nell’aprile del 1964, l’etichetta riesce a far partecipare la diciottenne Caterina al celebre programma “La fiera dei sogni”, condotto da Mike Bongiorno.  Lo stile melodico-delicato alla “Françoise Hardy” non si adatta particolarmente a quello aggressivo della Caselli: non a caso, il 45 giri non vende un gran numero di copie.

Nel 1965, Caterina viene ingaggiata dalla Cgd (Compagnia Generale del Disco) ed incide il brano “Sono qui con voi” (cover della celebre “Baby Please Don’t Go”, lanciata da Joe Williams nel 1935 e rilanciata nel 1964 dai Them di Van Morrison). Con questo motivo, la Caselli partecipa al “Cantagiro 1965” nella sezione “B”, riservata ai giovani, venendo accompagnata da “Gli amici”, un quartetto di ragazzi. Il fatto che una ragazza guidi una band di uomini fa molta sensazione: non a caso la stampa si interessa particolarmente alla la giovane modenese. La manifestazione non si rivela un grande successo per la cantante, ma la casa discografica crede particolarmente in lei e pronostica un grande avvenire.

In vista della sedicesima edizione del Festival di Sanremo del 1966, Adriano Celentano registra il provino del brano “Nessuno mi può giudicare” (di Pace-Panzeri-Beretta-Del Prete), arrangiato sullo stile del famoso “Tangaccio” che il “Molleggiato” portò al successo nel 1963. La canzone viene scelta dalla commissione sanremese, ma poi, Adriano ci ripensa e decide di puntare su un brano di sua composizione, “Il ragazzo della via Gluck”. La Cgd decide – coraggiosamente – di affidare la canzone alla giovane Caterina, la quale preme affinché si crei un arrangiamento più moderno e vicino al gusto imperante in quel periodo (lo Shake). Il partner sanremese di Caterina è il lanciatissimo Gene Pitney. La canzone si piazza al secondo posto, alle spalle del brano “Dio, come ti amo”, interpretato da Domenico Modugno e Gigliola Cinquetti. Nel giro di pochi mesi, la Caselli arriva al primo posto in Hit Parade e vende un milione di copie. A testimonianza del successo, la RAI inserisce la Caselli nel cast dello show “Studio Uno”, diretto da Antonello Falqui. Accanto a lei, star come Mina, Lelio Luttazzi e Alice ed Ellen Kessler.

In primavera del 1966, esce il nuovo singolo, composto da due brani: “L’uomo d’oro” e “Perdono”. Con la prima canzone, Caterina partecipa ad “Un disco per l’estate” (classificandosi al quarto posto), con la seconda al “Festivalbar”, che vince, superando il favorito, Little Tony, con “Riderà”. L’anno d’oro di Caterina è confermato dall’affermazione del nuovo singolo, intitolato “Cento giorni” (sul lato b si segnala la cover di “Paint It, Black” dei Rolling Stones, divenuta “Tutto nero” nella traduzione italiana).

Nel 1967, la Caselli torna al Festival di Sanremo, per interpretare un brano scritto da Umberto Napolitano, intitolato “Il cammino di ogni speranza”. Questa volta le cose vanno meno bene, non a caso, la canzone non riesce ad entrare in finale (a complicare le cose, un’interpretazione discutibile di Sonny & Cher, che ripetono la canzone). Non c’è il tempo per farsi prendere dallo sconforto: Caterina viene scelta per affiancare Giorgio Gaber nella conduzione del programma tv “Diamoci del tu” (per la regia di Romolo Siena). La coppia piace al pubblico, non a caso, l’indice di ascolto della trasmissione è particolarmente alto. Per la sigla finale dello show, Caterina interpreta la cover di “I’m A Believer” di Neil Diamond, lanciata in tutto il mondo dai Monkees. Il titolo italiano è “Sono bugiarda”. È un altro successo (con una permanenza di cinque mesi in Hit Parade), confermato anche dal secondo posto al “Festivalbar”.

Il 1968 è un altro anno strepitoso: in primavera, Caterina incide “Il volto della vita” (cover di “Days Of Pearly Spencer” di David McWilliams), piazzandosi nei primissimi posti della classifica e vincendo il “Cantagiro” (superando Gianni Morandi con la sua “Chimera”). Un’altra buona affermazione in classifica arriva col singolo “L’orologio” (lanciato ad “Un disco per l’estate”) e, una ancora più grande, in autunno, con la splendida “Insieme a te non ci sto più” (scritta da Vito Pallavicini e Paolo Conte), lanciata a “Canzonissima ’68” (nell’edizione condotta da Mina, Walter Chiari e Paolo Panelli). Per la fase conclusiva della competizione, Caterina propone un motivo intitolato “Il carnevale”, che le permette di raggiungere la finale (6 gennaio 1969) e di raggiungere il secondo posto in Hit Parade.

Ad inizio del 1969, la Caselli è di nuovo in gara a Sanremo. Il brano scelto è “Il gioco dell’amore” (il suo partner è Johnny Dorelli), che raggiunge la finale ed entra nella top ten dei singoli più venduti. Nei mesi seguenti, Caterina pubblica altri due singoli: “Tutto da rifare” (con cui è presente al “Festivalbar”) e “Emanuel” (partecipante al “Cantagiro”), che vanno discretamente, ma non realizzano vendite strepitose.

Il 1970 per Caterina è un anno importante dal punto di vista umano: a giugno sposa Piero Sugar, figlio di Ladislao (presidente della Cgd). Dal punto di vista canoro le cose vanno in modo diseguale: partecipa al Festival di Sanremo con “Re di cuori” (in coppia con Nino Ferrer), che raggiunge a malapena la finale ed è in gara ad “Un disco per l’estate”, con “Spero di svegliarmi presto” (di Mogol e Lavezzi), che non riesce ad entrare nella rosa dei finalisti. In autunno, Caterina si ripresenta con successo a “Canzonissima” (condotta da Corrado e Raffaella Carrà). Per l’occasione, la cantante emiliana lancia “L’umanità” (cover di “Sympathy” dei Rare Bird), “La mia vita, la nostra vita” (versione italiana di “Girl, I’ve Got News For You” dei Mardi Gras) e sceglie “Viale Kennedy” come brano inedito per le finali (che le permette di entrare nella rosa degli otto cantanti più votati, per la serata conclusiva del 6 gennaio 1971).

Dopo un’altra partecipazione al Festival di Sanremo nel febbraio 1971, con la valida “Ninna nanna (Cuore mio)”, cantata in doppia esecuzione con i Dik Dik (10° posto finale), arriva un altro buon successo: “La casa degli angeli”, versione italiana del bellissimo brano di Neil Diamond intitolato “I Am… I Said…”. Il 25 novembre, la Caselli diviene mamma di Filippo, avuto da suo marito Piero Sugar.

A pochi mesi dalla maternità, Caterina si ripresenta in pubblico, lanciando un altro singolo, intitolato “Come è buia la città” (cover della celebre “Ain’t No Sunshine” di Bill Withers) ed è di nuovo in gara a “Canzonissima” (edizione condotta da Pippo Baudo e Loretta Goggi), in cui è tra le cantanti più apprezzate, anche per la sofisticata eleganza. Per l’occasione, la cantante presenta la nuova canzone, “È domenica mattina” (con cui si piazza in semifinale).

Nel 1973, la Caselli incide un nuovo singolo, dal titolo “Un sogno tutto mio” (che non gode di eccessiva promozione) e si ripresenta dopo un anno con un Lp particolarmente ambizioso, intitolato “Primavera” (un concept album dedicato a varie figure femminili e le loro storie d’amore). Da questo disco vengono tratti due apprezzati singoli: “Momenti sì, momenti no” e “Desiderare” (con cui partecipa alla “Mostra Internazionale di Musica Leggera” a Venezia). Malgrado i positivi riscontri ottenuti, la Caselli decide di ritirarsi dall’attività canora, per dedicarsi al mondo discografico come produttrice e talent scout. Ad aprile del 1975 dà l’addio al canto con lo special “Una grande emozione” (diretto da Gian Carlo Nicotra).

Le prime esperienze musicali della Caselli in veste di produttrice avvengono nel 1977, quando fonda l’etichetta “Ascolto” (distribuita dalla Cgd). Tra la fine degli anni Settanta e l’inizio degli anni Ottanta lancia, tra gli altri,  Pierangelo Bertoli, Faust’O, Franco Fanigliulo, gli Area (di Demetrio Stratos). L’esperienza va avanti fino al 1982, quando l’etichetta viene assorbita dalla stessa Cgd. Sempre nel 1982, dopo sette anni di assenza, Caterina incide un brano con Dario Baldan Bembo: il titolo è “Amico è (Inno dell’amicizia)”, che diviene un ottimo successo popolare (grazie anche al quiz “Superflash” con Mike Bongiorno, di cui è sigla finale).

Nel 1989, la gloriosa Cgd viene ceduta alla Warner Music International, ma la famiglia Sugar lancia presto una nuova ed omonima etichetta, di cui la Caselli è direttore artistico. Il primo successo internazionale è “Un’estate italiana”, singolo di Gianna Nannini ed Edoardo Bennato (scritto da Giorgio Moroder), scelto come sigla dei “Campionati del Mondo di Calcio – Italia 1990”.

Nel 1990, a sorpresa, Caterina torna a cantare, partecipando al Festival di Sanremo. La canzone scelta è “Bisognerebbe non pensare che a te” (di Maurizio Fabrizio e Guido Morra), che lancia il nuovo album, intitolato “Amada mia” (in cui appaiono alcuni successi del passato, opportunamente re-incisi e brani scritti da Paolo Conte). Sia il singolo che l’album ottengono un discreto successo, ma la Caselli è fermamente convinta a restare dietro la scrivania e torna al ruolo di dirigente. Gli anni Novanta sono ricchi di successo, grazie alle affermazioni di Paolo Vallesi, Aeroplanitaliani, Gerardina Trovato, Filippa Giordano, e soprattutto con la scoperta di Andrea Bocelli, vincitore a Sanremo Giovani del 1994 e destinato ad un successo internazionale.

Nel 2000, la Piccola Orchestra Avion Travel vince il Festival di Sanremo, così come Elisa nel 2001 (sezione big) e i Gazosa (sezione Giovani). A metà degli anni Duemila esplodono i Negramaro di Giuliano Sangiorgi, divenuti in poco tempo il gruppo più amato in Italia. Negli anni seguenti, la Sugar lancia altri artisti di successo, come Malika Ayane, Raphael Gualazzi e Giovanni Caccamo (questi ultimi, vincitori di Sanremo Giovani).

Queste sono alcune delle tracce lasciate nel tempo da Caterina Caselli. Impronte importanti, sia a livello canoro che imprenditoriale.

Ad maiora! Buon compleanno!

David Guarnieri