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Fin dai primi anni sessanta, quella via non fu propriamente una via qualunque. All’inizio della strada costeggiando un piccolo residence inglese e superando un’alta siepe sempre verde, sorgeva uno degli studi di registrazione più famosi d’Inghilterra, circondato da una grande cancellata bianca.

Gli Abbey Road Studios, creati dalla casa discografica Emi nel distretto di St. John’s Wood.

Nel 1962 George Martin aprì le porte di questo palazzo di stile vittoriano ai quattro ragazzi di Liverpool che lo fecero diventare il luogo di lavoro ottimale per la realizzazione della quasi totalità del loro materiale discografico.

In quegli studi ormai storici e famosi in tutto il mondo, passarono gruppi e artisti che con i loro album avrebbero scritto gran parte della storia della musica : Pink FloydPoliceU2Iron MaidenOasisQueen e tantissimi altri, compreso il grande Maestro Ennio Morricone.

Ma il simbolo di quel luogo, che lo fece diventare un’icona del pellegrinaggio di tutti i fan del mondo, non avvenne all’interno degli studios ma bensì fuori, in mezzo alla strada, esattamente sulle strisce pedonali divenute ormai un simbolo iconografico della discografia dei Beatles. Il giorno 8 Agosto del 1969, proprio su quelle strisce che lambivano l’inizio della via, sarebbe stata fotografata la copertina dell’album intitolato appunto: ABBEY ROAD.

Molte sono le leggende che riguardano quell’immagine, e una su tutte tratta la ricerca spasmodica di indizi riguardanti la morte di Paul McCartney sostituito da un sosia. La storia divenne patrimonio di interesse comune quando, partendo dall’immagine scalza di Paul, gruppi di studiosi e fan incominciarono a cercare prove disseminate nei dischi precedenti a partire dall’elaboratissimo Sgt Peppers.

Quando arrivai per la prima volta davanti a quella strada, mi sentii come un ragazzino al suo primo appuntamento. Ciò che fin da adolescente avevo letto, visto e immaginato, ora si profilava come reale davanti ai miei occhi adulti. Quel luogo, per molti una strada di scorrimento di auto e mezzi di lavoro, per me era il simbolo di un’epoca storica affascinante e incredibile. La testimonianza era che, non ero il solo a guardare affascinato quel luogo, ma altre centinaia di turisti provenienti da tutto il mondo si immortalavano fotografandosi con l’andatura stile Beatles su quelle strisce pedonali.

Mi ritrovai ipnotizzato da quel luogo, che era ormai diventato una icona per tutti. Restavo a guardare fiumi di gente che, cercando di evitare il traffico locale che passava rumoreggiando nella via, dava indicazioni l’un l’altro sull’esatta ampiezza di gambe da mantenere per assomigliare il più possibile a quello dei quattro scattato in copertina. Ognuno a suo modo, con il proprio stile e con qualche amico dotato di macchina fotografica o cellulare, si cimentava in quell’attraversata, facendo attenzione a fermare l’immagine giusta da portare a casa come un trofeo fondamentale.

Io stesso non potei farne a meno, e percorsi quello stesso attraversamento più volte, per cercare, come tutti, di avere la foto – giusta – notando soltanto dopo che quel giorno ero vestito in completo jeans esattamente come George Harrison nella copertina originale.

Ogni volta che tornai a Londra, non potei mai esimermi dall’andare a Abbey Road, provando ogni volta e in qualsiasi stagione fossi, lo stesso identico entusiasmo emozionante riscontrato fin dalla prima volta.

I Beatles avevano lasciato un segno importante, fondamentale che, nella storia della musica è paragonabile solo a pochissime altre firme per eccellenza e genialità (vedi ad esempio la Lingua dei Rolling Stones o la fabbrica del disco dei Pink FloydAnimals – a Battersea Power Station)

Da qualche anno, gli studios hanno aperto una parte del palazzo dedicandolo a punto merchandising ufficiale, dando modo a tutti gli appassionati di poter acquistare direttamente e solamente lì materiale targato Abbey Road di tutte le band e gli artisti che hanno solcato e registrato in quel luogo.

Un posto che, quando lo osservi, riesce a trasmetterti qualcosa. Come una macchina del tempo che sa riportarti magicamente là, in quel giorno di Agosto dove John, Paul, George e Ringo attraversavano quelle strisce pedonali che diventava un simbolo per milioni e milioni di persone, grazie a quell’ultimo disco, intitolato: ABBEY ROAD

Guido Tognetti

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