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Nel mese di settembre del 1980, tutti noi siamo stati letteralmente “travolti” da un bellissimo album di Lucio Dalla che si intitolava semplicemente con il suo cognome.

Il periodo fra il 1977 e il 1980 è stato per Lucio Dalla un periodo di grande musica, di canzoni e di storie bellissime, tutte raccontate con la sua vena originalissima.

In questo album del 1980 il cantautore bolognese offre la sua prova migliore!

Apre il disco “Balla balla ballerino”, un brano musicalmente perfetto, sorretto da un riff orecchiabile che non ti si toglie più dalla testa. Il protagonista è un giovane pacifista ballerino, che riceve da Dalla l’esortazione a non fermare mai la sua danza. Anche se è notte, anche se gli puntano le pistole addosso: per dimostrare al mondo che in fondo, se stiamo respirando, non significa che siamo tutti “vivi” davvero.

Si prosegue con ”Il Parco della Luna”, il brano più dichiaratamente rock del disco che mette in scena altri due personaggi indimenticabili: Sonni Boy e Fortuna. Quella di raccontare in molte canzoni storie di personaggi unici immersi nei loro universi quotidiani, fatti di molti problemi e piccole gioie, è una tipicità del Lucio Dalla di quegli anni.

Con “La sera dei miracoli”si cambia  totalmente genere. Tolte le chitarre si lascia parlare solo l’atmosfera, magica e sognante di una notte nella capitale d’Italia. Circa nove anni dopo la pubblicazione dell’album, la canzone  fu usata come sigla di chiusura del programma televisivo La notte della Repubblica di Sergio Zavoli.

“Mambo” e’ il brano che chiude il lato A dell’album in modo tragicomico, alternando momenti tristi alle solite “assurde” metafore di Dalla (“Se d’amore è proprio vero che non si muore, cosa faccio nudo per strada mentre piove?”).

E siamo al lato B del disco che si apre con le note “cinematografiche” di “Meri Luis”, personaggi e interpreti: il regista, il ragazzo-cameriere, la star, il dentista, il taxista, la ragazza con le grandi tette. Tutti “scaraventati in mezzo al traffico” e con il regista, stanco di aspettare, che manda “a cagare” la star e gli altri con le loro storie personali di solitudine…..

E poi c’è”Cara”, considerata da tempo come una tra le più belle canzoni italiane. Inizialmente chiamata “Dialettica dell’immaginario”, Cara è una poesia in musica; una piccola serenata che nel suo crescendo rasenta la perfezione. Provate a sentire qualunque cover della canzone: chi mai è riuscito a rendere particolari quelle prime parole “cosa ho davanti, non riesco più a parlare” cantate e narrate in quella maniera unica?

Nella canzone “Siamo dei”, sconfiniamo in un duello tra studio, mare, lavoro,riscatto e amore in un bacio ricevuto di due annoiati che, tra sentimenti, passioni e dolori, nella loro imperfezione, rendono l’uomo più perfetto, appunto, degli dei.

Con l’ottava traccia, siamo arrivati alla fine di questo  viaggio musicale. ”Futura” è un capolavoro riconosciuto da tempo. La storia (scritta su una panchina berlinese) e’ quella di due amanti nella Berlino divisa e dei loro dubbi, delle loro paure, su un futuro incerto ma pieno di speranza.

Futura, così bella, la nostra Lei in miniatura, è il domani che Lucio Dalla sogna per l’umanità.

Con la coda strumentale,che caratterizza gran parte dei brani di questo disco, l’album si chiude.

Un ottimo mix di musica d’autore, rock e  pop.

Pietra miliare della musica italiana e punto di svolta per un cantautore che, dopo di esso, non fu più lo stesso.

Paolo Famiglietti

 

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