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L’Italia, come si sa, è la Patria del “bel canto”. Senza scomodare le voci liriche che hanno dato lustro nella storia musicale del nostro Paese, non possiamo certo ignorare delle voci che hanno accompagnato il nostro cammino umano e sociale per molto tempo (in alcuni casi continuano a farlo, vedi il perdurante successo di interpreti come Gianni Morandi e Massimo Ranieri). Sicuramente, negli ultimi trent’anni – a livello maschile – non sono uscite delle ugole di grande significanza canora, escludendo quella di Francesco Renga (all’anagrafe Pierfrancesco), il nostro festeggiato odierno.

Il cantante bresciano (anche se nato a Udine) è in pista dalla metà degli anni Ottanta, quale componente dei Timoria, gruppo rock nato nel 1986 (dalle ceneri di un’altra band, i Precious Time), creato assieme a Omar Pedrini. Fin dal primo singolo, intitolato “Signor no” (1987), incuriosiscono la critica e un pubblico non vasto ma attento ai nuovi fermenti musicali. I Timoria riescono a farsi notare nel 1991, partecipando al Festival di Sanremo con il motivo “L’uomo che ride”. Anche se la canzone non giunge in finale, arriva il plauso della stampa, che premia la formazione lombarda con il Premio della Critica. In particolar modo, la voce di Renga viene lodata e, addirittura, paragonata a quella – sensazionale – di Demetrio Stratos, storico componente dei Ribelli e poi degli Area, scomparso nel 1979.

L’avventura di Renga nei Timoria si conclude nel 1998 e, dopo due anni, il vocalist riesce a pubblicare il primo album, intitolato semplicemente “Francesco Renga”, che gli permette di conquistare i galloni per partecipare al Festival di Sanremo del 2001, nella controversa edizione condotta da Raffaella Carrà (affiancata da Enrico Papi, Megan Gale e Massimo Ceccherini). Renga è presente nella sezione Nuove Proposte, con un bel brano scritto dallo stesso Renga assieme a Umberto Iervolino, intitolato “Raccontami…”, che si piazza al 6° posto e gli permette di vincere il “Premio della Critica Mia Martini”.

Il palcoscenico sanremese è forse quello che ha permesso a Renga di mostrare al meglio le proprie qualità vocali, non a caso, contrassegnerà in modo evidente la sua carriera. Nel 2002 torna in gara tra i big con l’intensa “Tracce di te”, dedicata alla memoria della mamma (Jolanda), piazzatasi all’ottavo posto e conquistando definitivamente l’affetto da parte del pubblico e lanciando il secondo album intitolato “Tracce”.

Un anno clou nella carriera di Renga è senz’altro il 2005. Il Festival di Sanremo di quell’anno viene affidato alle capacità istrioniche di Paolo Bonolis, che rilegge la manifestazione alla propria maniera, modificando il sistema di gara e, ispirandosi allo schema dei premi Oscar, decide di mettere in gara cinque categorie (Uomini, Donne, Classic, Gruppi e Giovani). Renga è tra i protagonisti nella sezione maschile, con la splendida “Angelo” (canzone dedicata alla primogenita, Jolanda, avuta nel 2004 da Ambra Angiolini, sua compagna per undici anni e dalla quale avrà anche il secondogenito, Leonardo). L’intensità della canzone, abbinata ad una vocalità sempre più sicura e raffinata riescono ad avere la meglio sugli altri partecipanti e a conquistare una vittoria che mette d’accordo la critica, le giurie e il pubblico televotante. La vittoria è ancora più clamorosa, proprio perché riesce a sovvertire il pronostico iniziale, totalmente a favore di Gigi D’Alessio (che presenta “L’amore che non c’è”). La finale di questo Festival, tra l’altro, viene turbata dalla notizia della morte di Nicola Calipari, l’agente segreto ucciso a Bagdad poche ore dopo la liberazione di Giuliana Sgrena. Sia la Rai che Bonolis decidono di rendere più snello (e più serio) lo spettacolo, per permettere di dare la linea all’edizione straordinaria del Tg1, in coincidenza con il ritorno in Italia della salma di Calipari. Al termine di questo triste evento, l’esecuzione di Renga della canzone vittoriosa, assume un significato ancora più intenso e drammatico.

Le altre partecipazioni sanremesi di Renga sono mediamente fortunate. Nel 2009 (nella seconda edizione condotta da Paolo Bonolis) torna in gara con una romanza pop intitolata “Uomo senza età”, che viene data tra le favorite, ma che poi non riesce a raggiungere il podio. Nella serata dei duetti, il cantante bresciano viene accompagnato dal soprano Daniela Dessì. Al Festival del 2012, condotto da Gianni Morandi, affiancato da Rocco Papaleo, è la volta di un altro brano di gran classe, intitolato “La tua bellezza”, valido esempio di mix tra aria pop e rock, che si piazza all’ottavo posto. Di questa canzone ricordiamo anche un bellissimo e raffinato videoclip, in cui emerge con grande forza il fascino particolare dell’attrice Francesca Inaudi.

Nel 2014, Renga è di nuovo a Sanremo, nella seconda edizione consecutiva affidata a Fabio Fazio e Luciana Littizzetto. In questo caso propone due motivi (come da regolamento): “A un isolato da te” e “Vivendo adesso”. Quest’ultimo, scritta da Elisa, supera il turno e si piazza in finale. Tutta la stampa e i mass media pronosticano la vittoria di Renga, supportato dal pubblico votante (con un incontestabile primato al televoto), ma la giuria di qualità non è dello stesso avviso e, con un punteggio non eccelso, fa scivolare il cantante bresciano al quarto posto (a vincere è Arisa con “Controvento”), con grande disappunto da parte del pubblico presente al teatro Ariston e, in un modo ancora più clamoroso, nella diretta post-festivaliera a “Domenica In”, dove Renga viene osannato dal pubblico e “costretto” ad un irrituale bis della canzone, che ottiene un ottimo risultato di vendite, ben superiore alla canzone vincente di Arisa.

Dopo cinque anni di assenza dal Festival, Francesco torna in gara nel 2019 (con Claudio Baglioni direttore artistico e conduttore, coadiuvato da Claudio Bisio e Virginia Raffaele) con un gradevole brano firmato assieme a Bungaro, intitolato “Aspetto che torni”, dedicato in modo inequivocabile alla nuova compagna, Diana Poloni. Il risultato non è straordinario (15° posto), ma anche in questa occasione, il cantante, sempre più padrone della scena, dimostra una innegabile classe e una rara sicurezza esecutiva.

Nella sua fortunata carriera, fatta di album di successo (“Camere con vista”, “Ferro e cartone”, “Un giorno bellissimo”, “Tempo reale”, “L’altra metà”), merita – a mio avviso – un disco di cover, pubblicato nel 2009, intitolato “Orchestraevoce”, in cui Renga re-interpreta alcuni classici della musica italiana, supportato dalla magnifica “Celso Valli Ensemble Orchestra”. Tra i motivi più riusciti, “Se perdo te” di Patty Pravo, “L’immensità” di Johnny Dorelli e Don Backy, “Io che non vivo” di Pino Donaggio e tre brani portati al successo da Mina: “La voce del silenzio”, “L’ultima occasione” e “La mente torna”. In particolar modo, lo stesso Renga ha dichiarato di amare particolarmente quest’ultimo pezzo (firmato da Mogol e Battisti), perché veniva canticchiato dalla mamma, Jolanda, quando Francesco aveva tre anni.

Tornando all’attualità, anche in questo periodo difficile per l’Italia, dovuto al Covid-19, Francesco Renga non manca di far ascoltare la sua voce potente. Da qualche giorno ha pubblicato il nuovo singolo, molto orecchiabile e romantico, intitolato “Insieme: grandi amori”. E a tal proposito, si parla di un “possibile riavvicinamento” con la sua ex storica, Ambra Angiolini (malgrado lei sia fidanzata con l’allenatore Massimiliano Allegri e lui con Diana Poloni). Chi vivrà vedrà e… se son rose… rifioriranno. Noi ci limitiamo a dire: tanti auguri Francesco! Buon compleanno!

David Guarnieri