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“È vero che ho una personalità prepotente: chiunque crei ce l’ha”.

Se un uomo facesse ciò che ho fatto, direbbe che è coscienzioso, mentre di una donna dicono che è una rompiballe”.

Queste due dichiarazioni danno un’idea abbastanza precisa del “personaggio” Streisand. Fin dal suo esordio, datato 1961, il suo incontestabile talento è stato sempre messo in parallelo al carattere deciso, alla sua determinazione e agli aspetti divistici che l’hanno portata allo scontro con vari registi e colleghi (sia canori che attoriali).

La carriera della Streisand è troppo lunga per tracciarne un profilo esauriente. Pertanto, ci limiteremo a sottolineare alcuni tratti distintivi, sia umani che professionali.

My Coloring Book (L’infanzia)

Barbara Joan Streisand nasce il 24 aprile 1942 a New York (precisamente  nella parte di Brooklyn che si chiama Williamsburg). Il padre, Emanuel, insegnante di liceo, muore nell’agosto 1943. La madre, Diana Rosen, è segretaria scolastica (anche se tentò la carriera di cantante lirica in gioventù). La giovane Barbara, fin dagli anni adolescenziali, mostra interesse per lo spettacolo, in particolar modo per la recitazione, anche se le spiccate doti vocali le prospettino una maggiore inclinazione verso il canto.

My Name Is Barbra (Le fasi iniziali della carriera)

Nel 1960, la diciottenne Streisand partecipa ad un concorso canoro indetto dal “Lion”, un locale nel Greenwich Village, vincendolo a mani basse. Il primo contratto di lavoro le giunge dopo questa affermazione, da parte del “Bon Soir”, un night club newyorkese. In questo periodo, la determinata Barbara decide di chiamarsi Barbra, per antipatia nei confronti del nome di battesimo, da lei definito “troppo banale”. In quell’anno partecipa allo spettacolo “Another Evening With Harry Stoones”, una commedia satirica in cui lei cantò due brani. Le critiche furono disastrose e lo spettacolo chiuse dopo una sola rappresentazione.

Nel 1962 è tra i protagonisti della commedia teatrale “I Can Get It For You Wholesale”, affiancando il giovane protagonista, Elliott Gould, che diviene suo primo marito (nel 1963) e da cui avrà l’unico figlio, Jason (nato nel 1966). Lo spettacolo è un notevole successo, consentendole di ottenere un ingaggio da parte della Columbia, etichetta discografica che la lancia in grande stile nel 1963, con il primo lp, intitolato “The Barbra Streisand Album”, che conquista la top ten dei dischi più venduti negli Stati Uniti e le fa vincere il Grammy Award per l’album e la cantante dell’anno. Nel 1963 esce il secondo capitolo di una fortunata trilogia (The Second Barbra Streisand Album).

People (il periodo 1964-1969)

La ventiduenne Barbra viene scelta come protagonista dello spettacolo “Funny Girl”, ispirato alla vita di Fanny Brice, cantante e attrice di grande successo degli anni ’20 e ’30. Il produttore Ray Stark la sceglie, preferendo lei alle più affermate Anne Bancroft, Mary Martin e Eydie Gormé. Accanto a Barbra, l’attore-cantante Sidney Chaplin. La commedia musicale si rivela un trionfo. In particolar modo, ad ottenere una grande affermazione sono due canzoni: “People” e “My Man” (la celebre canzone francese “Mon homme”, lanciata negli anni Venti da Mistinguette), che resteranno due cavalli di battaglia nei concerti della Streisand. Tra il 1964 e il 1967, la cantante-attrice pubblica degli album di grande fortuna: “The Third Album” (1964); “People” (1964), che le fa vincere il secondo Grammy Award; “My Name Is Barbra” (1965), terzo Grammy consecutivo; “Je m’appelle Barbra” (1966); “My Name Is Barbra, Two” (1966); “Color Me Barbra” (1966) e “Simply Streisand” (1967).

Il successo del musical “Funny Girl” induce il produttore Ray Stark a portare sullo schermo la vita di Fanny Brice. Il film omonimo viene diretto nel 1968 da William Wyler. La Streisand è la protagonista assoluta, affiancata da Omar Sharif. La pellicola ottiene uno strepitoso successo di pubblico e critica, incassando 58 milioni di dollari. Barbra (al suo debutto sul grande schermo) vince l’Oscar, il Golden Globe, il Golden Laurel e il David di Donatello. Il trionfo le assicura l’ambitissimo ruolo di Dolly Levy per la trasposizione cinematografica del celebre musical “Hello Dolly!”, che viene diretto da Gene Kelly. Il partner della Streisand è Walter Matthau (il feeling umano tra i due è totalmente inesistente). Gli incassi sono discreti (26 milioni di dollari, ma superano di poco l’alto budget, stimato intorno ai 25 milioni). Malgrado ciò, l’interpretazione della Streisand viene lodata da maggior parte della critica e le fa conquistare la seconda Nomination al Golden Globe.

Stoney End (gli anni dal 1970 al 1979)

Il decennio vede l’assoluta conferma del successo della Streisand. A livello cinematografico, i film divertenti si alternano a quelli più seri. Tra le opere umoristiche: “L’amica delle 5½” (1970) per la regia di Vincente Minnelli (con Yves Montand); “Il gufo e la gattina” (1970), regia di Herbert Ross, con George Segal, che mostra sullo schermo una Streisand particolarmente aggressiva e sensuale; “Ma papà ti manda sola?” (1972) di Peter Bogdanovich, con Ryan O’Neal (il film è un grande successo al botteghino e permette alla Streisand di fornire una delle migliori performance attoriali); “Chi te l’ha fatto fare?” (1974) di Peter Yates, con Michael Sarrazin; “Ma che sei tutta matta?” (1979) di Howard Zieff, in cui ritrova Ryan O’Neal.

Per quel che riguarda i film di maggiore spessore, la Streisand osa con l’innovativo “Voglio la libertà” (1972) di Irvin Kershner (con Monte Markham) e conquista un ottimo successo con “Come eravamo” (1973), diretto da Sydney Pollack, in cui è affiancata dal divo “numero uno” degli anni Settanta, Robert Redford. Questa pellicola fa conquistare alla Streisand la seconda Nomination all’Oscar e le fa vincere il David di Donatello.

Nel 1975, Barbra torna sullo schermo a vestire i panni di Fanny Brice, nel film “Funny Lady”, diretto da Herbert Ross. I suoi partner sono James Caan e Omar Sharif. Un’altra pellicola importante è senz’altro “È nata una stella” (1976), per la regia di Frank Pierson. Accanto alla Streisand, il cantante-attore Kris Kristofferson.

Per quel che riguarda l’attività musicale, la Streisand incide degli album che si rivelano molto fortunati. Tra questi: “Stoney End” (1970), “Barbra Joan Streisand” (1971), “Butterfly” (1974), “Superman” (1977) e “Wet” (1979). I maggiori exploit canori sono tre: “The Way We Were” (1973), dalla colonna sonora del film “Come eravamo”, “Evergreen” (1976), tema dal film “È nata una stella”, che le permette di conquistare l’Oscar, il Golden Globe e il Grammy Award e la scatenata “No More Tears (Enough Is Enough)” (1979), che la vede a confronto con la regina delle discoteche, Donna Summer.

The Love Inside (Gli anni Ottanta)

Il decennio si apre con l’enorme successo dell’album “Guilty” (1980), prodotto e scritto da Barry, Maurice e Robin Gibb, meglio noti come i Bee Gees. Il 33 giri raggiunge la vetta della classifica in tutto il mondo, vendendo più di 10 milioni di copie, trainato da brani come la stessa “Guilty” (duetto tra la Streisand con Barry Gibb che fa vincere loro il Grammy), “Run Wild”, “Promises” e la dolcissima “Woman In Love”, che resta il maggiore successo commerciale della stella americana. Negli anni Ottanta si segnala l’affermazione del singolo “Memory” (dal musical “Cats”) del 1981 e dell’lp “The Broadway Album” (1985), in cui rilegge superbamente alcuni classici della commedia musicale americana. Il lavoro le consente di vincere per la quinta volta il Grammy Award.

A livello cinematografico, gli anni Ottanta vedono la Streisand protagonista del poco riuscito “Tutta la notte” (1981) di Jean-Claude Tramont (con Gene Hackman), seguito subito dopo dall’opera che la vede debuttare come regista, oltre che come protagonista: il film è “Yentl” (1983), tratto dal racconto di Isaac Bahsevis Singer “Yentl Yeshiva Boy”. La drammatica storia vede protagonista una ragazza ebrea che decide di vestirsi e vivere come un uomo, in modo che possa ricevere un’istruzione in legge talmudica dopo la morte di suo padre. I partner della Streisand sono Mandy Patinkin e Amy Irving. Gli incassi sono molto buoni (40 milioni di dollari), così come le critiche. A conferma dell’ottimo lavoro, la vittoria del Golden Globe (come migliore regista: prima donna a ricevere questo riconoscimento). Nel 1987 esce un’altra pellicola drammatica, intitolata “Pazza”, per la regia di Martin Ritt. I partner di Barbra sono Richard Dreyfuss, Maureen Stapleton e Karl Malden. Anche in questo caso gli incassi e le critiche sono notevoli.

A Love Like Ours (1990-2020)

Gli ultimi trent’anni di carriera della Streisand si possono definire – senza nessuna irriverenza –  di “dorata routine”. La star si dedica maggiormente alla sua vita privata, dopo il secondo matrimonio (avvenuto nel 1998), con l’attore James Brolin.

Nel 1991 esce il secondo film come regista, intitolato “Il principe delle maree”, interpretato assieme a Nick Nolte. La pellicola ottiene sette Nomination all’Oscar ma non riceve nessuna statuetta. Nel 1996 arriva la terza opera registica: “Lo specchio ha due facce” (remake del film del 1958 di André Cayatte). Accanto alla Streisand, Jeff Bridges, Mimi Rogers, Pierce Brosnan e Lauren Bacall (che vince il Golden Globe e viene candidata all’Oscar). Nel 2004 è nel cast di “Mi presenti i tuoi?”, divertente commedia di Jay Roach (sequel di “Ti presento i miei”), con Ben Stiller, Robert De Niro e Dustin Hoffman. Nel 2010 esce “Vi presento i nostri”, diretto dal Paul Weitz, sempre con lo stesso team di attori. Due anni dopo esce l’ultimo film (finora), con la Streisand protagonista. Il titolo è “Parto con mamma”, per la regia di Anne Fletcher. Il partner è il cabarettista Seth Rogen.

Dal punto di vista musicale, l’ultimo trentennio musicale della Streisand si segnala per album particolarmente riusciti: “Back To Broadway” (1993) e “Back To Brooklyn” (2013), nei quali ripropone ancora classici del musical; “Higher Ground” (1997), “Guilty Pleasures” (2005), in cui ritrova Barry Gibb; “Love Is The Answer” (2009) e “Partners” (2014), condiviso con stelle come Stevie Wonder, Billy Joel, Michael Bublè, Lionel Richie e il nostro Andrea Bocelli. L’ultimo lavoro discografico della Streisand è “Walls” (2018), in cui, oltre a proporre classici come “Imagine”, “What a Wonderful World”, “What the World Needs Now Is Love”, trova il modo di polemizzare a livello musicale con il Presidente americano Donald Trump (di cui è fiera oppositrice) nella canzone “Don’t Lie To Me”.

240 milioni di dischi venduti, con 43 dischi d’oro e 27 dischi di platino, vittorie di Oscar, Golden Globe, Grammy, Emmy, conquista della Legion d’Onore e della Medaglia Presidenziale della Libertà: cosa dire di più di una simile leggenda? Nulla, se non l’augurio più grande di un felice compleanno, specialmente in un difficile momento come questo.

Happy Birthday, Barbra!

David Guarnieri