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Il 10 giugno dell’anno 2016. La partenza da Roma al mattino, destinazione San Siro.

Non era il solito viaggio per andare a vedere un concerto. C’era molto di più. Eravamo all’addio. La meravigliosa storia dei Pooh stava per finire. In me un misto di gratitudine, amore, dispiacere profondo, ma anche gioia. Perché chiudere una carriera così credo appartenga al libro delle favole. Per tutto il giorno ho vissuto un mix di sensazioni ripercorrendo le tante avventure. La loro musica mi ha sempre salvato. Non potevo mancare all’appuntamento con la storia. Soprattutto la mia.

Due concerti da 70.000 persone. Le emozioni più forti con “Io e te per altri giorni” e il frammento di “Se sai se puoi se vuoi” la strana nostalgia arriva da quella canzone. Quella sera ho incrociato occhi, ho visto lacrime sincere ma soprattutto tanto amore verso chi ci ha dato il meglio. Avrei tanto voluto alla fine risentire “Ancora tra un anno” ma questa volta la scena si stava per chiudere e i fuochi non si sarebbero più riaccesi.

Quella sera la folla delle immagini, vertiginosamente ma per ordine in un attimo era in me.
Alla fine occhi persi nel vuoto e la gente che andava. Quel popolo di 3 forse 4 generazioni che tornava a casa. Figli che accompagnavano i genitori. Ragazzi che hanno condiviso quel momento così delicato per i più grandi. Il giorno dopo il treno mi avrebbe riportato a Roma e dietro al finestrino la vita che continuava si mischiava al pensiero di urlare io c’ero, io ci sono sempre stato.

Un abbraccio virtuale a tutti quelli che hanno fatto parte di questo mondo fantastico. A tutti quelli con i quali ho litigato perché seguivo i Pooh. Mi spiace ma abbiamo sempre vinto noi. Per ora è tutto. Anno 2016 Milano centrale. Un caldo di Dio. Per noi gente della sera.

Fabio Martini